Quest’anno
cade il cinquantesimo anniversario dell’ istituzione del Premio internazionale
di composizione “Città di Trieste” ma nel commemorarlo va ricordato che i
primi decenni della sua esistenza non furono certo agevoli, tanto che li si
potrebbe definire una sorta di lungo periodo di “assestamento”.
Risulta
qui interessante riproporne almeno i momenti più significativi.
La
storia di questo concorso - unico nel suo genere nel nostro Paese, eppure
paradossalmente apprezzato molto di più all’estero che in patria - appare
caratterizzata da vicende che hanno fatto molto discutere e che hanno avuto
sempre come sfondo la proverbiale “apatia” dei triestini.
Avviato
nel 1950 con carattere nazionale grazie all’interessamento dell’allora
sindaco Gianni Bartoli, il Premio avrebbe dovuto consistere in un ciclo
triennale e scadere nel 1952. Tuttavia, in seguito ai vivi incoraggiamenti
espressi al sindaco dagli ambienti musicali nazionali, fu ripreso nel 1953.
Notevoli furono le difficoltà sia amministrative che finanziarie che
ostacolarono il procedere dell’importante manifestazione cittadina, al punto
da causare la sua interruzione tra il 1956 e il 1959.
Nel
1957 l’organizzazione del concorso intanto era passata dal Comune al
Conservatorio Tartini. Suggello di questo evento rimane il medaglione bronzeo,
fuso da Carlo Sbisà, che ritrae Antonio Illersberg - in quel periodo da poco
scomparso - e che si può ammirare nel Conservatorio stesso ancor oggi.
Nei primi anni non mancarono critiche al Comitato organizzatore del Premio, accusato tra l’altro di scialacquare le sovvenzioni laureando composizioni che successivamente al premio non venivano più eseguite e perciò di non attirare sufficientemente l’attenzione dei musicisti italiani. Era necessario escogitare una formula nuova: la soluzione fu trovata dal m° Orazio Fiume, direttore del Tartini, che nel 1962 decise di rendere il Premio valido a livello internazionale.
La
partecipazione al concorso di musicisti provenienti da nazioni di tutto il mondo
e il notevolissimo numero di composizioni confermarono la validità della
strategia: nel 1968 il Premio fu accolto dalla Fédération
des
concours
internationaux
de Musique
dell’ UNESCO.
Nel
1975 l’organizzazione del concorso ritornò in seno al Comune a causa di vari
problemi sia di ordine finanziario che burocratico. La gestione del Premio fu
affidata ad un nuovo Comitato creato apposta a questo scopo. Tra le novità
introdotte, la soppressione del concerto dei premiati, troppo costoso e poco
frequentato dal pubblico (veniva però garantita dal teatro Verdi l’esecuzione
del brano vincitore nella Stagione sinfonica di primavera.)
Nel
1981 si decise di introdurre elementi nuovi in grado di conferire al Premio il
prestigio che gli era proprio: cadenza annuale garantita, temi diversi di anno
in anno e giuria formata da esponenti di primo piano del mondo musicale
internazionale.
Ciononostante
la manifestazione fu oggetto nuovamente di polemiche evidenzianti la scarsa
attenzione espressa dalla critica nazionale al Premio, l’eccessivo
conservatorismo dei componenti la giuria e quindi la necessità di una loro
sostituzione con musicisti veramente “attuali”.
Ad ogni modo, il valore del Premio a partire dagli anni ‘80 venne finalmente e definitivamente riconosciuto da numerosi Enti pubblici e privati che iniziarono a contribuire in modo sostanzioso alla sua realizzazione.
Spiccano
alcuni nomi di compositori nostri conterranei - esponenti di spicco delle loro
generazioni - tra i musicisti che sono risultati vincitori in questi primi
decenni di attività del Concorso : G. Cambissa (terzo premio nel 1952 e secondo
nel 1961), A. Illersberg (secondo premio nel 1952), M. Zafred (due secondi
premi, nel 1953 e nel 1963), Gianpaolo Coral (vincitore del secondo premio nel
1971 - e che più tardi, nel 1983,
se ne sarebbe aggiudicato il primo con l’opera
“Tout à coup et
comme
par jeu”
) e D. Zanettovich (secondo premio nel 1973).
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